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Venerdì 21 novembre, ore 17.00
in sede e via Zoom - ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria a padova@icit.it
Conferenza: Hannah Arendt – La ‘vita della mente’, coronamento della ‘vita activa’
Relatore: Relatore: Stefano Martini

Opere e pensiero. La vita della mente. Pensare

Quasi inaspettatamente nelle ultime pagine di Vita activa sembra trapelare un qualche segno di speranza dalla forza del pensiero dell’uomo dedito all’arte e alla scienza. E proprio a La vita della mente (The Life of the Mind, 1971 solo il 1° vol.; 1978, edizione postuma, in 2 volumi) è dedicata l’ultima fatica di Arendt, rimasta purtroppo incompiuta per la sua improvvisa morte (1975). L’Autrice torna, a suo modo a occuparsi di filosofia, e precisamente di vita contemplativa, nel libro precedente volutamente omessa dalla sua riconsiderazione della vita activa. Progettata in tre parti (Pensare, Volere e Giudicare), con chiara allusione alla tripartizione delle tre Critiche kantiane (Ragion pura, Ragion pratica e Giudizio), l’opera intende mostrare la complementarità e l’interdipendenza delle attività spirituali fondamentali della mente umana e quindi la struttura complessa e relazionale di quest’ultima. A proposito del ‘Pensare’, muovendo esplicitamente dalla tesi husserliana della coincidenza di essere e apparire, la Arendt evidenzia come il pensiero non appartenga alla sfera separata del cogito o a un ipotetico mondo intelligibile separato da quello sensibile. Le attività della mente sono sì invisibili, ma tramite il linguaggio si mantengono in contatto con il mondo. Interessante è, a questo proposito, l’analisi intorno alla metafora, la quale consente di ‘portare oltre’ – metaphoréin – le nostre esperienze sensibili, proprio perché il linguaggio con cui pensiamo ci permette di avere commercio con il mondo sensibile. In tal modo, il linguaggio, che getta un ponte tra i due mondi, quello sensibile e quello della mente, può offrire all’uomo una via d’uscita dalla passività e dal conformismo di massa, che è all’origine della ‘banalità del male’, per assenza di pensiero e libertà d’azione. «D’altra parte, la rinuncia a pensare l’azione risulta fatale anche ai pensatori di professione. È legittimo ritenere che Hannah Arendt sia stata condotta a questa riflessione da un episodio emblematico della filosofia del nostro tempo, e cioè dall’adesione “filosofica”, breve ma esplicita, di Martin Heidegger al nazismo [nel 1933]. […] The Life of the Mind […] doveva formulare sistematicamente i presupposti filosofici del grandioso processo storico grazie al quale la cultura dell’occidente era riuscita a distruggere la sua conquista più preziosa, la teoria e la pratica della libertà» (A. Dal Lago, Introduzione all’edizione italiana).

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