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Giovedì 10 aprile ore 17.00
in sede e via Zoom
Hannah Arendt. La ‘vita della mente’, coronamento della ‘vita activa’. Opere e pensiero. Le origini del totalitarismo (I)
Relatore: Stefano Martini

Partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria via email a padova@icit.it

«Quasi vent’anni dopo la stesura della biografia su Rahel Varnhagen, esce il volume che dà notorietà ad Arendt, Le origini del totalitarismo (1951): un’opera che rintraccia le radici del fenomeno totalitario nell’antisemitismo, nell’imperialismo e nell’ideologia. Arendt considera come esempi di totalitarismo sia il nazismo sia lo stalinismo e ritiene che i regimi totalitari apparsi nel Novecento siano una novità senza precedenti nella storia. Uscito nel clima della Guerra fredda, il testo fu accolto male dagli intellettuali di sinistra per l’equiparazione fra nazismo e stalinismo e Arendt fu considerata esponente di un pensiero liberale e neoconservatore, mentre in realtà le sue simpatie andavano verso il socialismo di Rosa Luxemburg, come apparirà chiaro in seguito. […] [Il libro] Le origini del totalitarismo mostra i caratteri specifici del totalitarismo – sia dello stalinismo sia del nazismo –, dopo averne individuato [come già detto] le premesse nell’antisemitismo e nell’imperialismo. La terza componente del totalitarismo è l’ideologia, che Arendt intende nel suo significato letterale, cioè come logica di un’idea: si tratta di un’idea unica e ossessiva, che scaccia la realtà, impedendo di leggere correttamente i fatti, i quali vengono sempre spiegati facendo ricorso all’ideologia di fondo, sia essa centrata sulla razza o sulla storia» (W. Tommasi, Hannah Arendt: natalità e agire politico). Nell’incontro odierno, dell’opera di Arendt, affronteremo una prima parte dell’ultimo capitolo, Ideologia e terrore, il quale fu inserito nella 2a edizione del 1958. Nelle pagine che leggeremo approfondiremo alcune peculiarità del fenomeno totalitario: la ‘natura’ e la ‘storia’ come leggi di movimento; il ‘terrore totale’ come esecuzione di tali leggi e come essenza del potere; la ‘distruzione di ogni spazio tra gli individui’, presupposto di ogni libertà.

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