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Venerdì 17 ottobre, ore 17.00
in sede e via Zoom
Hannah Arendt – La ‘vita della mente’, coronamento della ‘vita activa’
Relatore: Stefano Martini

Opere e pensiero. Vita activa. La condizione umana

 

«La caratteristica storica che ha consentito il sorgere del totalitarismo è individuata da Arendt nella progressiva spoliticizzazione della cultura occidentale, un tema sul quale la filosofa tedesca torna anche nella sua opera principale, […] [Vita activa. La condizione umana (The Human Condition, 1958)]. Qui Arendt contrappone la vita contemplativa dell’uomo alla vita attiva e individua tre dimensioni della vita attiva: il “lavoro”, che serve a soddisfare i bisogni vitali; l’“operare”, che serve alla produzione degli oggetti; l’“azione” (práxis), che serve a entrare in relazione con gli altri. Le tre dimensioni dell’attività umana sono intese da Arendt in un rapporto gerarchico. Se le prime due sono condivise anche dagli animali, e non producono nulla di realmente innovativo, poiché conducono alla soddisfazione di bisogni necessari e alla reificazione di oggetti utili, la dimensione dell’azione è caratteristica propriamente umana: l’azione avviene tramite il linguaggio ed è frutto della libera autodeterminazione dell’uomo. Con essa nascono il nuovo e l’imprevedibile, creato da un essere che è stato creato a sua volta come nuovo attraverso la nascita. La dimensione dell’azione è la caratteristica della politica: “è l’attività politica per eccellenza”. Come nella pólis greca, la politica rappresenta la sfera nella quale gli uomini, interagendo, si riconoscono liberamente come eguali attraverso la parola e trovano occasione per distinguersi e per ottenere fama duratura. La politica, scrive Arendt, è la “sfera della libertà”. […] Ma, osserva Arendt, se nella pólis greca era la dimensione dell’azione ad avere la meglio, nel mondo moderno è la dimensione del lavoro che ha assunto una posizione predominante, con il conseguente svuotamento burocratico della comunità, identificata con la nazione e a sua volta dotata di una propria economia nazionale. Occorre invece che l’azione torni al centro e, con essa, la politica. La vita attiva ha dunque la priorità rispetto a quella contemplativa ed è necessario restituire all’impegno politico l’importanza che esso aveva nel mondo antico e, in particolare, nella cultura greca» (S.F. Magni, La filosofia politica. Arendt).

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