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Martedì 3 giugno, ore 17.00
In sede e via Zoom
Hannah Arendt. La ‘vita della mente’, coronamento della ‘vita activa’
Relatore: Stefano Martini

Opere e pensiero. Lessing e Eichmann

Partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria via email a padova@icit.it

«Il testo di Hannah Arendt L’umanità in tempi bui. Riflessioni su Lessing [pubblicato nel 1960] fu pronunciato il 28 settembre 1959 come discorso in occasione del conferimento del premio Lessing, prestigiosa istituzione della Libera Città Anseatica di Amburgo. Si trattò del primo riconoscimento pubblico ufficiale dell’autrice […]. […] Il testo del discorso […] è uno degli esempi più riusciti della capacità arendtiana di tradurre in pensiero e in scrittura il proprio vissuto. Come appare chiaro fin dalle prime battute, il premio pone il problema della fama, del riconoscimento e viene accettato con gratitudine, ma innesca un vortice di rovesciamenti. Nella Germania appena uscita dalla catastrofe bellica, e direttamente per quanto riguarda la situazione personale di Hannah Arendt, è tutta una serie di contrasti a essere messa in gioco: l’oscurità (di chi è emarginato, perseguitato, escluso) e la visibilità pubblica, l’eclissi, la barbarie della civiltà occidentale e la luce dei suoi acclamati valori: ragione, verità, umanità. Il discorso dedicato a Lessing diventerà il saggio introduttivo alla raccolta Men in Dark Times (1968) [Uomini in tempi bui], […] comprendente saggi dedicati a scrittori, poeti, filosofi […], a uomini e donne d’azione e di pensiero […]» (L. Boella, Una politica dell’amicizia). «A dodici anni di distanza da Le origini del totalitarismo (1951), Arendt torna a interrogarsi sul nazismo ne La banalità del male (1963). Mentre ne Le origini del totalitarismo sosteneva la tesi del totalitarismo come “male radicale” (espressione mutuata da Kant), cioè un male estremo e imperdonabile, qui invece avanza l’idea di un male “banale”, non dovuto alla mostruosa malvagità di chi lo compie, ma tale che chiunque può cadervi se rinuncia alla propria responsabilità personale. Così un grigio burocrate come Eichmann, zelante impiegato e scrupoloso padre di famiglia, poté compiere un male così grave come lo sterminio di migliaia di ebrei perché rinunciò alla capacità di pensare per proprio conto […]. […] Il male “banale” può essere compiuto da chiunque rinunci al pensare e al giudicare da sé e si consegni ciecamente all’obbedienza a un regime, considerandosi come rotella di un ingranaggio» (W. Tommasi, Hannah Arendt: natalità e agire politico).

 

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