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Venerdì 23 maggio, ore 17.00
in sede e via Zoom
Hannah Arendt. La ‘vita della mente’, coronamento della ‘vita activa’
Relatore: Stefano Martini

Opere e pensiero. Le origini del totalitarismo (II)

 

Partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria via email a padova@icit.it

 

«Il totalitarismo, secondo Arendt, è un fatto del tutto nuovo nella storia umana, non riconducibile ad altre forme precedenti di regimi oppressivi o dittatoriali: il regime totalitario s’instaura con la presa di potere dello Stato e si avvale della polizia segreta e dei campi di concentramento, in cui vengono eliminati gli oppositori. Ampio spazio è riservato, nell’analisi dei regimi totalitari, all’uso del terrore e alla realtà-limite dei campi di concentramento, terribili esperimenti in cui si volle realizzare il principio secondo cui “tutto è possibile” e si tentò di far diventare superfluo l’essere umano, annullando la sua libertà e la sua capacità di agire e riducendolo a un fascio di reazioni animali per sopravvivere. Il totalitarismo rappresenta il fallimento della politica, la sua completa cancellazione: l’imporsi di regimi totalitari senza precedenti nella storia è stato possibile solo dopo che le masse moderne erano state sradicate ed erano in un certo senso già divenute superflue; solo su questo terreno di estraneazione sul piano dei rapporti sociali e politici poté innestarsi il fenomeno totalitario. La radicale rottura del totalitarismo con la tradizione precedente ha alla sua base l’avvento della società di massa, che annulla lo spazio fra gli esseri umani in cui si radica la politica» (W. Tommasi, Hannah Arendt: natalità e agire politico). Oggi concludiamo la lettura e il commento di Ideologia e terrore, e abbiamo l’opportunità di scandagliare ulteriormente il tema del totalitarismo. In particolare, dapprima, Arendt ci propone una trattazione magistrale del concetto di ‘ideologia’ e una spiegazione dell’uso che ne hanno saputo fare Hitler e Stalin; successivamente, ella analizza, con grande finezza psicologica, talune situazioni umane, come l’isolamento e l’estraniazione (in sé non necessariamente negative, comunque diverse dalla solitudine), lo sradicamento e la superfluità, tutte insopportabili nell’ambito del terrore totalitario. Il testo si conclude con una voce di speranza.

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