17.04.2018 “La questione della colpa” (III)

Ciclo di filosofia: Karl Jaspers - Perdersi per ritrovarsi

Naufragio dell’esistenza e cifre della trascendenza

Martedì 17 aprile, ore 17.00 in sede

Relatore: Stefano Martini

 

«La colpa metafisica come oggettivazione dell’uomo. Qui Jaspers fa riferimento a quella matrice sentimentale che unisce gli uomini prima dei loro accordi razionali e delle loro intese politiche, giuridiche e persino morali. Occorre però assumere la parola “sentimento” in senso forte e cogliere in essa quella che Jaspers definisce “solidarietà incondizionata che ciascuno conosce per averla almeno una volta vissuta nell’ambito di una particolare unione nella vita”, per cui il dolore dell’altro è il mio dolore, il suo patire la mia passione. Questa matrice sentimentale che consente agli uomini di riconoscersi come appartenenti allo stesso genere, è la medesima matrice pre-giuridica e pre-politica che aveva fatto dire a Kant “l’uomo va trattato sempre come un fine e mai come un mezzo”. Nessuna norma giuridica, infatti, così come nessun accordo politico, nessuna legge morale sono in grado di trovare un minimo di fondazione e un residuo di plausibilità se l’uomo tratta il proprio simile non come uomo, ma come cosa, non in riferimento alla sua soggettività, ma in modo oggettivo come si trattano le cose. In questo caso, infatti, la natura umana viene negata nel suo tratto specifico e allora non c’è diritto, non c’è politica, non c’è moralità che possa costituirsi. Ma il nazismo ha significato proprio questo: la riduzione dell’uomo a cosa, per cui è possibile dire che l’elemento “tragico” del nazismo non risiede tanto nella sua ferocia e nella sua crudeltà, che la storia su scale diverse ha sempre registrato, ma nell’oggettivazione dell’uomo, nella sua riduzione allo statuto della cosa. Questa è la colpa metafisica. Una colpa da cui non è possibile riscattarsi, perché ciò che il nazismo ha inaugurato, l’oggettivazione dell’uomo, è la forma che l’umanità ha via via assunto sotto il regime della tecnica che proprio nell’organizzazione nazista ha trovato il suo primo abbozzo. [...]» (Galimberti, La colpa metafisica, cit., pp. ix-x [continua]).