20.02.2018 “La questione della colpa” (I)

Ciclo di filosofia: Karl Jaspers - Perdersi per ritrovarsi

Naufragio dell’esistenza e cifre della trascendenza

Relatore: Martini Stefano

Martedì 20 febbraio, ore 17.00 in sede

Come abbiamo anticipato la volta precedente – e penso che ognuno ricordi che l’autore stesso, nella Postfazione alla seconda edizione dell’opera Existenzphilosophie (1938), a un certo punto accennava a Die Schuldfrage (1946) –, con oggi iniziamo gli incontri dedicati proprio alla lettura di questo saggio dell’immediato dopoguerra. Afferma Jaspers nella Premessa: «Di una serie di lezioni sulla situazione spirituale della Germania, che ebbe luogo nel semestre invernale 1945-1946, viene qui pubblicato il contenuto di quelle che trattavano la questione della colpa. Con queste discussioni vorrei, come tedesco fra tedeschi, promuovere chiarezza e unanimità; e, come uomo fra uomini, prender parte al nostro sforzo per raggiungere la verità» (K. Jaspers, La questione della colpa. Sulla responsabilità politica della Germania, Raffaello Cortina, Milano 1996, p. 1). Ci si ricorderà pure che egli nella citata Postfazione aveva proclamato: «Divenni tedesco in modo così cosciente come non lo ero mai stato; tedesco, non in senso nazionale, ma in senso etico» (p. 96). Umberto Galimberti nella Prefazione al libro, che ci accingiamo a leggere, parla di «una serie di lezioni che avevano come oggetto “la questione della colpa”, e il loro centro in quella sentenza che non concede margini di innocenza perché suona così: “che noi siamo ancora vivi, questa è la nostra colpa» (U. Galimberti, La colpa metafisica, in La questione della colpa, cit., pp. vii [continua]). Per Jaspers, la disamina sulla colpa tedesca può diventare per ciascuno di noi occasione, tragica e dolorosissima, per riflettere sulla condizione umana.